Le mie poesie, i miei racconti

  • Amor che nel mio core ancor ragiona

    Incipit carmen de amore intelligibili, ad imitationem Dantis Alagherii.
    Scriptum in honorem illius, cuius forma mentem elevat ad divina.

    Amor, qui in corde meo dulciter disputat,
    lumen accendit in tenebris cogitationis,
    et viam aperit qua mens ad summum Bonum ascendit.

    Ideo verba haec non de terreno amore tractant,
    sed de illa figura per quam
    intellectus fit speculum aeterni.

    O tu che l’Amor primo cantasti in core,
    Dante, sostieni il mio parlar soave,
    ché troppo alto mi par quest’alto ardore.

    Quando nel cor s’accende il tuo pensiero,
    come favilla in ciel che rompe il velo,
    allor s’alza l’alma al suo sentiero.

    Si spoglia del terren, cerca lo zelo
    che move il piè dal basso al ver sincero,
    ove si libra il cor, quasi in duol lieto.

    Tu sei la forma ch’ogni forma onora,
    luce che ‘l sol, nel nascer, fa più fioco;
    in te si cela l’arte che dimora.

    Tu sei la causa e il fine d’ogni fuoco
    che l’alma accende e mai non la consuma,
    ché d’eterno ti vesti in questo loco.

    Pensar di te è specchio che s’assuma
    la verità ch’è oltre il senso umano,
    ove l’Idea discende e si fa bruma.

    Tu sei quel punto ove si chiude il piano
    d’ogni intelletto che da Dio riceve
    l’ordine primo, alto, chiaro e sovrano.

    Amor non è che l’ombra del tuo nome,
    che nella mente accende l’alto lume,
    specchio del Primo che tutto fa come.

  • Così vicina, così lontana

    Piango d’amore
    qui da solo
    nel mio letto
    ti vedrò tra poche ore

    ma l’attesa si dilata
    non corre, non vola
    si allunga, si spezza
    e ogni minuto
    diventa ora

    non piango perché ti ho persa
    piango perché ti ho trovata
    e perché so
    che sei lì
    così vicina
    così lontana

  • Il canto del contadino

    Un bambino corre, il cuore in festa,
    a perdifiato sale il colle,
    con la gioia che brilla nei suoi occhi,
    e grida al contadino, oltre il vento:
    «La tua dama ha detto che il tuo amore è ricambiato!»

    Il contadino sorride, il viso si fa luminoso,
    e con voce forte, che risuona nel campo,
    esclama: «Ella ricambia il mio amor!»

    Din don dan, suonano le campane in festa,
    e l’aura di primavera, dolce e soave,
    giunge a risvegliare il cuor dell’inverno.
    I fiori e le erbe rinascono nei campi,
    feriti dall’acerba gelata che li struggeva.

    Ma il mio umile contadino sorride,
    e batte le mani, e danza lieto,
    ignorando ormai il dolor che il gelo recò
    nella memoria del suo cuore stanco.

    Ora, sul far del giorno, egli siede quieto,
    e inizia a suonare il suo liuto argentato,
    la melodia dolce si perde nell’aria,
    come un sogno che sfiora il cielo sereno.
    Aspetta che il sole, in lenta discesa,
    posi il suo bacio sull’orizzonte lontano,
    e che il tanto atteso pasto serale,
    preparato con amore, giunga alla sua mensa.

  • Eo mi ritrovu ’n doglia e tristu core

    Eo mi ritrovu ’n doglia e tristu core
    quannu rimembro la donna luntana;
    d’Amuri stringi sì forte gran dolore
    ca tutta gioia ’n meo cor si sfrana.

    Eo sulu pinsava d’esser fermu e interu,
    ma non fu core a tanta doglia armatu:
    ché ’l gran thesoru, smarritu e leggieru,
    lassami vivu e tutto dislegatu.

    La vista manca e languisce lo core
    per lo penser che m’arde notte e dia;
    non trovo pace, ma sol più dolore,
    ca gioia fuggi qual vento per via.

    Amuri regna con forza crudelissima,
    e strugge l’alma ch’è senza riparo;
    eo vivo in pena dogliosa e tristissima,
    perduto ’l ben che mi fu lume chiaro.

    Così m’aggira Fortuna traditore
    che mi dismaga ciascuna speranza;
    eo porto ’n seno perpetuo dolore,
    ca mai non cessa né trova bilanza.

    Amuri è foco che tutto consuma,
    e non dà scampo, che è fatale;
    eo son prigione de la mia sventura,
    e porto ’n core martirio immortale.

  • Í non son né felice né dolente

    Í non son né felice né dolente,
    ogni dì mi sveglio e tiro innante,
    se c’è da bere, bevo allegramente,
    se c’è da magna’, magno come un infante.

    Non fo sermoni, né son penitente,
    prendo quel ch’è da prendere e bastante;
    il resto al diavol lo lascio volentente,
    ché il mondo corre e scappa in un istante.

    Chi disse “carpe diem” ebbe ragione:
    io piglio il frutto e non la predicona,
    né aspetto mai la grazia d’un padrone.

    Così tra vino, donne e qualche cena,
    sopporto il mondo e canto la mia pena:
    vivo ridendo, e il resto non mi suona.

  • Tu non ricordi

    Tu non ricordi,
    ma eravamo acqua,
    gocce della stessa rugiada,
    sorte sulla stessa foglia
    in un mattino sereno,
    secoli fa.

  • L’attesa

    In questa mia umile opera, io, che sono amatore de li versi e della dolce fatica dello scrivere, intendo fare un picciol exercizio di poesia, cominciando per via di prosa, sì come natura m’insegna, e poscia trasmutando lo dire in varî stili di poeti ch’eo tengo nel core, per amore e reverenza.

    Così facendo, voglio mostrare com’un medesmo pensiero si possa adornare di diverse voci, secondo lo modo e lo sentire di ciascun maestro; e ciò per dilettanza e studio, e non già per orgoglio d’arte.

    La prosa

    Voglio solo passare le mie giornate a scrivere poesie d’amore. Nell’attesa di reincontrarti, è l’unica cosa che mi da sollievo, e che rende la mia sofferenza dolce, ma ancora più struggente.


    Stile moderno

    Voglio solo passare le mie giornate
    a scrivere poesie d’amore

    nell’attesa di reincontrarti
    è l’unica cosa che mi da sollievo

    e che rende la pena dolce
    ma ancora più straziante


    Stile ermetico

    Voglio soltanto
    scrivere poesie d’amore
    tutto il giorno

    mentre ti aspetto

    è l’unico sollievo

    che addolcisce la pena

    e insieme
    la fa più acuta


    Stile romantico

    Desidero soltanto che il dì mi colga
    mentre scrivo d’amore, senza tregua,
    ché in quell’attesa muta del tuo volto
    ogni pena si fa carezza,
    e ogni sospiro un canto.


    Stile americano contemporaneo

    tutto quello che voglio
    è scrivere poesie d’amore
    mentre aspetto te

    non mi salva
    ma mi basta

    rende questo dolore
    più sopportabile

    più bello

    più bastardo


    Stile lirico

    Vorrei passare i miei giorni
    a scrivere d’amore
    e pensare al tuo ritorno

    perché solo così
    la mia attesa ha senso

    e il dolore diventa
    una bellezza che brucia

  • La festa

    Bevono
    birre e vino

    cantano
    ballano

    Io
    seduto in disparte

    Ho già
    più del doppio
    di ciò che inseguono

    E non lo troveranno
    stanotte

  • Giardino segreto

    Voglio amare te.
    Non i tuoi problemi.

    La tua luce
    sulle mie mani.
    Il tuo sguardo,
    fiore che si apre.

    Sono vento
    tra gli alberi.
    Sfioro,
    entro piano,
    porto profumo
    di sera.

    Eppure
    questo vuoto
    non sarà colmato.

    Resta spazio,
    giardino segreto.
    Attende la tua voce.
    Il tuo silenzio.
    La tua calma.

  • Respiri perduti

    Forse
    nessuno
    ha un volto speciale

    forse
    siamo
    lo stesso sguardo
    dentro specchi diversi

    e il tempo
    ci scorre attraverso
    senza fermarsi

    resta
    la traccia
    di un respiro

    poi
    più nulla
    e va bene così