Le mie poesie, i miei racconti

  • Dolce poesia

    Dolce poesia,

    dolce sollievo,

    dolce carezza

    sul cuore.
    Dolce oppio che distende,

    dolce ago che cuce,

    dolce acqua che lava

    terra e fango.
    Dolce anestesia,

    torni ancora,

    dolce, in mio soccorso.
    Persa la musa,

    il dolce seme germoglia lo stesso:

    verde e vita

    nel deserto di sabbia.
    Ti accolgo,

    dolce benedizione:

    acque dolci contro l’arsura,

    ombra dolce contro il sole,

    dolcezza contro l’agonia

    che ammorbidisce i sensi.

  • 29 settembre 2026

    Cade il piatto

    rotto, frammenti persi

    persa la colla

  • Until you’re gone

    Don’t look at me like that.

    They just tore my heart to pieces.

    I look at you for one instant only

    and in that instant I feel you.

    Then I turn the other way

    until you’re gone.

  • 27 settembre 2026

    Le foglie stanche

    cercano il riposo

    terra accoglie

  • 26 settembre 2026

    Guardo lo specchio

    un volto che non è più

    quello di ieri

  • Il lungo viaggio

    Viaggio lungo


    dono dimenticato


    a casa mia

    12 aprile 2025

  • 24 settembre 2026

    è mia quest’ombra
    che vaga nella pioggia?
    goccia su goccia

  • Canto dell’uomo stanco

    Dopo l’opra del giorno, quando le membra
    si piegano come fronda che il vento ha vinto,
    e la notte, troppo breve, già prepara
    un risveglio che non è riposo ma nuovo affanno;

    quando troppe son le vie e niuna vera,
    e la mente, spossata di scegliere,
    erra in un deserto di possibili
    che tutti menano, eguali, al medesimo nulla;

    quando nel buio l’intelletto non dorme
    e ritesse i fili di ciò che fu e non torna,
    e ogni pensiero è un peso che s’aggiunge
    al peso antico delle cose vane;

    allora dal profondo sale quella
    stanchezza del cuore che ha donato
    e taciuto, che ha sostenuto altrui
    finché di sé non gli è rimasto quasi nulla;

    allora anche la folla lontana grava
    come un mare di voci che domandano
    e nulla rendono: l’anima si ritrae
    nell’eremo stretto delle proprie mura.

    E più nuda, più alta, la stanchezza
    d’esser uomo: di portare questo nome
    sotto stelle che non sanno il nostro nome,
    e sapere che il destin nostro è affanno
    senza fine, e la natura è matrigna,
    e le illusioni, una a una, sono morte.

    O care ombre, o volti dileguati
    negli anni – amici, amori, padri, figli,
    voci che un giorno furono tepore
    e poi silenzio –
    voi foste la dolcezza e foste il costo.
    Ogni addio mi ha sottratto un brano d’energia,
    ogni assenza ha scavato un vuoto nuovo.
    Non è il lavoro solo, non è la notte corta,
    non sono le scelte o il pensiero che veglia:
    siete voi, spariti, che avete esaurito
    la poca forza che ancora mi restava.

    Ora resto, come il pastore errante,
    a guardar l’infinito, e a sentirmi
    infinitamente stanco di guardarlo.
    E la noia, antica e fedele compagna,
    mi siede accanto e non parla.
    Non serve. Sa già tutto.

  • All’ombra de’ cipressi

    Posatemi già nel mio sepolcro,
    all’ombra de’ cipressi e dentro l’urna
    confortata di pianto: ho bisogno
    del sonno e della quiete, ché l’anima
    è stanca del tempo in cui fiorivano i sorrisi.

    Riunitemi agli affetti diletti
    che il tempo ha disperso nel suo corso;
    così la pace, ultima consolatrice,
    potrà ritrovarmi, e tacerà nel cuore
    quello spirto guerrier che ancora rugge.

  • L’assenza della felicità

    Forse funziona così.

    Ti abitui gradualmente a stare male ogni giorno,

    finché un giorno non ti accorgi nemmeno più

    di quanto non sei felice,

    di quanto sia oppressiva e persistente

    l’assenza della felicità.