Le mie poesie, i miei racconti

  • 27 settembre 2026

    Le foglie stanche

    cercano il riposo

    terra accoglie

  • 26 settembre 2026

    Guardo lo specchio

    un volto che non è più

    quello di ieri

  • Il lungo viaggio

    Viaggio lungo


    dono dimenticato


    a casa mia

    12 aprile 2025

  • 24 settembre 2026

    è mia quest’ombra
    che vaga nella pioggia?
    goccia su goccia

  • Canto dell’uomo stanco

    Dopo l’opra del giorno, quando le membra
    si piegano come fronda che il vento ha vinto,
    e la notte, troppo breve, già prepara
    un risveglio che non è riposo ma nuovo affanno;

    quando troppe son le vie e niuna vera,
    e la mente, spossata di scegliere,
    erra in un deserto di possibili
    che tutti menano, eguali, al medesimo nulla;

    quando nel buio l’intelletto non dorme
    e ritesse i fili di ciò che fu e non torna,
    e ogni pensiero è un peso che s’aggiunge
    al peso antico delle cose vane;

    allora dal profondo sale quella
    stanchezza del cuore che ha donato
    e taciuto, che ha sostenuto altrui
    finché di sé non gli è rimasto quasi nulla;

    allora anche la folla lontana grava
    come un mare di voci che domandano
    e nulla rendono: l’anima si ritrae
    nell’eremo stretto delle proprie mura.

    E più nuda, più alta, la stanchezza
    d’esser uomo: di portare questo nome
    sotto stelle che non sanno il nostro nome,
    e sapere che il destin nostro è affanno
    senza fine, e la natura è matrigna,
    e le illusioni, una a una, sono morte.

    O care ombre, o volti dileguati
    negli anni – amici, amori, padri, figli,
    voci che un giorno furono tepore
    e poi silenzio –
    voi foste la dolcezza e foste il costo.
    Ogni addio mi ha sottratto un brano d’energia,
    ogni assenza ha scavato un vuoto nuovo.
    Non è il lavoro solo, non è la notte corta,
    non sono le scelte o il pensiero che veglia:
    siete voi, spariti, che avete esaurito
    la poca forza che ancora mi restava.

    Ora resto, come il pastore errante,
    a guardar l’infinito, e a sentirmi
    infinitamente stanco di guardarlo.
    E la noia, antica e fedele compagna,
    mi siede accanto e non parla.
    Non serve. Sa già tutto.

  • All’ombra de’ cipressi

    Posatemi già nel mio sepolcro,
    all’ombra de’ cipressi e dentro l’urna
    confortata di pianto: ho bisogno
    del sonno e della quiete, ché l’anima
    è stanca del tempo in cui fiorivano i sorrisi.

    Riunitemi agli affetti diletti
    che il tempo ha disperso nel suo corso;
    così la pace, ultima consolatrice,
    potrà ritrovarmi, e tacerà nel cuore
    quello spirto guerrier che ancora rugge.

  • L’assenza della felicità

    Forse funziona così.

    Ti abitui gradualmente a stare male ogni giorno,

    finché un giorno non ti accorgi nemmeno più

    di quanto non sei felice,

    di quanto sia oppressiva e persistente

    l’assenza della felicità.

  • Sovrapposizione

    Piccole luci
    nell’oceano nero

    per un attimo
    le onde si sommano
    due coincidono
    più intense
    non diverse
    più intere

    energia che lacera
    il buio intorno

    poi di nuovo
    dimezzate
    perse
    nel vuoto immenso

  • Il pozzo

    Poiché non so quando smetterà
    ancora bevo al pozzo
    come se non avesse fondo.

    Nella piena età,
    con la casa spezzata,
    ogni cosa ha già un numero
    così piccolo da sembrare niente.

    Quante volte ancora tornerà
    quel pomeriggio d’infanzia
    che mi abita più di qualsiasi tetto?

    Forse quattro.
    Forse nemmeno.

    Quante lune nasceranno ancora
    sopra la casa che non è più mia
    mentre cerco un altro luogo in cui restare.

    Quante volte prenderò in braccio
    la bambina che sta già crescendo
    sentendo per un attimo
    che anche questo sta finendo
    senza rumore.

    Quante volte ancora
    un corpo nuovo mi attraverserà come un fiume
    come se l’acqua potesse perdonare
    e l’amore ricominciare senza memoria.

    Quante sere berrò ancora
    una birra con l’amico che sa il mio vero nome
    mentre fuori il lavoro
    e gli altri
    tutto deve ricominciare.

    Tutto sembra senza riva.
    Eppure ogni gesto è già contato.

    Una stanza più piccola.
    Un amore sotto un’altra luce.
    Un paese in cui un giorno
    il corpo dica ancora: qui.

    Il pozzo non è inesauribile.
    Lo scopriamo soltanto
    mentre continuiamo a bere.

  • Sarò

    sarò vento dal mare

    un sussurro impalpabile
    sarò calore sulla faccia

    un abbraccio invisibile
    sarò quel vuoto

    che non puoi riempire
    sarò il nome che pronunci

    e a cui non risponde nessuno
    sarò un fantasma che non se ne va

    e ti mancherà per sempre.